Giuseppe Di Fini

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Nato in Sicilia

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A coloro che hanno la forza e la speranza di combattere.
A coloro che non si rassegnano di fronte ai ma chi te lo fa fare.
A Paolo, Giovanni, Peppino, Don Pino, Carlo Alberto, Rosario, Don Peppe, Pippo, Mauro e gli altri.
Per la vita,
la libertà,
la giustizia,
l'Italia.
Agli amici/e Girandole.
Alle "Agende Rosse".
A Nando, Salvatore, Piero, Rita, Fabrizio, Lorenzo, Tatiana, Gianni.

Giuseppe Di Fini.

 

NATO IN SICILIA

La struttura della mentalità del classico siciliano è molto complessa.
Ancora più complesso è il suo atteggiamento con gli altri e con se
stesso. Vivendo in Sicilia, è possibile seguire ogni passo della vita
quotidiana del siciliano. Non si parla di mafiosi con la lupara in
mano e la coppola in testa; non si parla di colletti bianchi; si parla
di siciliani.
Un’analisi  (quasi completa) di questi “cittadini particolari” è stata
scritta da Giovanni Verga nel romanzo “I Malavoglia”, dove, raccontando
le vicende di una famiglia di pescatori, descrive la personalità degli
abitanti della Sicilia; fonda la loro vita su alcuni e unici punti di
forza: la famiglia, il lavoro e gli averi.
Il classico siciliano non sente il bisogno di altro …
Quando il siciliano nasce contadino vuole morire contadino; non spera
in un futuro migliore.
Quando nasce operaio deve e vuole morire operaio; non spera, non sogna.
Verga aveva ragione. Spesso, la vita dell’uomo siciliano si limita
nelle attività disponibili: si alza presto la mattina per andare a
lavorare, torna la sera per cenare, una chiacchierata e poi a dormire.
Il resto è estraneo,  sconosciuto o non interessante. Non si ha la
voglia di capire, conoscere.
Chi spera in qualcosa è uno sciocco, un illuso.
La siciliana si limita nei lavori casalinghi.
L’uomo, così, diventa una “macchina da lavoro”.
Altra caratteristica del siciliano è la rassegnazione,  che limita la
lotta alla criminalità organizzata.
Da un sondaggio immaginario,  credo che in Sicilia si pronuncino circa
23740 “ma chi te lo fa fare” al giorno... Chi vuole combattere e lottare
è criticato; chi è rassegnato, chi accetta di scendere a dei
compromessi è considerato un “sacro siciliano”. Scrivo per esperienza
personale.

Le elezioni e la campagna elettorale

In Sicilia, non si vota qualcuno per ideali; si vota secondo la “teoria
degli amici degli amici”.
Voto “Tizio”,  perché è amico di un amico di mio cugino e può
raccomandarmi nel campo lavorativo che mi interessa.
Un giorno ritornando da scuola. Si avvicina un’ automobile con a bordo
due signore sui sessant’anni; si accosta a piedi un uomo della stessa
età; pronuncia le testuali parole: “Il tuo amico è stato favorito”. NO
COMMENT. SENZA PAROLE. L’uomo saluta e va via. L’auto procede.
Ci colleghiamo al “teorema della raccomandazione”:  “Dato un
disoccupato, offritegli una raccomandazione in cambio di qualche voto
e contenti tutti”. Colui che ha offerto la raccomandazione è
pienamente convinto di aver ben operato; senza pensare che
raccomandando qualcuno ha nello stesso tempo agito a sfavore degli
onesti! Avendo in Sicilia (e non solo) il problema della
disoccupazione, un uomo accetta subito un lavoro e non pensa neanche
un attimo all’ identità del datore di esso. Non pensa neanche al
rispetto dei propri diritti; spesso, non sa’ nemmeno che esistano.
Questo è il puzzo del compromesso.

So chi sei, cosa fai. Lo sa anche lui. Ma non lo sa nessuno.

In Sicilia, tutti sanno tutto di tutti.
Sembra uno scioglilingua, ma è vero!  Conoscendo la mia Terra e gli
abitanti di essa, sono certo, che prima (per esempio) di un attentato,
molti individui ne siano già a conoscenza (dalle autorità ai semplici
cittadini); individui che sanno, ma non parleranno mai.
E la mafia è soddisfatta del muro di omertà creatosi tra i siciliani.
Una passione del siciliano è quella conosciuta dalle mie parti come
“curtiddiu”; la curiosità maligna sulla vita degli altri. Quando il siciliano viene chiamato
”mafioso”, non la prende come offesa,  ma come complimento; scatta in
lui “una sensazione di potere”.

Il ponte: un dono ai boss...

Chiedo: “Costruiranno il ponte di Messina; cosa ne pensate?”.
Mi rispondono: “ Un’ opera che darà opportunità di lavoro”.
Lavoro a chi? Già sento il puzzo delle infiltrazioni mafiose …
Appalti, cemento, soldi … Occasioni per arricchire ulteriormente le
tasche degli amici degli amici degli amici …
In un paese in cui molte famiglie non arrivano alla fine del mese, ci
si dedica alla costruzione delle cosiddette “opere faraoniche”.
Inoltre, hanno pure il materiale per costruirlo, possono usare tutti i
cadaveri delle persone che hanno ucciso. Buon lavoro don Rafe’! (R.
L.)

Scherzare è bello. Ma non troppo.

Ridere sulle morti, sul sangue, sulla guerra. Ridere su quegli uomini
che hanno dato la vita per la propria terra.
Sembra impossibile. Ma accade. Accade ogni giorno davanti ai miei occhi.
Nel caso di un omicidio di mafia, la frase celebre è: “Sa’ chi fici”.
Chissà cosa avrà mai fatto.
Poi, si ritorna ai lavori di casa. Si ritorna a pensare solo a se stessi.
Com' è possibile convivere con la mafia? Come si può bere il caffè in un
bar con accanto il latitante? Come si può negare l’evidente
presenza della mafia davanti alle telecamere?
Il mondo è bello perché è vario.

Reti televisive e giornali locali

Attentato mafioso. E’ evidente. Le reti televisive nazionali, per
quanto siano controllate molto da vicino, annunciano la notizia,
parlando di un vero e proprio agguato.  Eppure, quelle locali, informano
i cittadini dicendo: “Forse, si può parlare di agguato mafioso”.
Chissà per quale motivo …
Forse sono fin troppo private …
Forse sono nelle mani di qualche amico degli amici ...
Senza il “forse”.

Il padrino

Nei negozi di souvenir delle città siciliane. Le t-shirt/ricordo
portano scritte come: “La Sicilia, terra del Sole e delle arance”.
Oppure, (vanno molto più di moda) quelle con frasi simili a: “Non vedo,
non sento, non parlo”; con le simpatiche scimmie che sorridono su un’
espressione che mi fa piangere; quelle con l’ immagine di
Marlon Brando che interpreta il padrino. Orrende. Ma c’è chi le
compra.

Nero.

In Sicilia, le donne anziane vestono di nero. Basta un lutto, un
dispiacere.  Si chiudono in se stesse.

My life

Questo testo non ha l’obiettivo di demoralizzare chi lo legge!
Ha, invece, lo scopo di sensibilizzare i lettori alla lotta contro la
criminalità organizzata e contro l’ atteggiamento del “classico
siciliano”.
Nella mia vita, poter esprimere le mie idee è un elemento indispensabile.
Forza, coraggio e speranza sono e saranno sempre i protagonisti del mio cammino.
La mia voglia di riscatto e di giustizia è accompagnata da  rabbia
contro chi, nel corso della storia italiana, ha stroncato vite umane e
fatto piangere le vedove ed i loro figli; mi rivolgo, soprattutto, a
quei mandanti che oggi troviamo AL GOVERNO DI QUESTO PAESE; mi rivolgo
a chi ha avuto il crudele coraggio di immergere nell’ acido corpi
umani; mi rivolgo, a chi, di fronte a tali massacri, chiude gli
occhi; a chi ha perso ed a chi sta per perdere la dignità; a chi non
pensa ad un futuro per la nostra terra ma a un futuro per se stessi; a
chi è disposto alla connivenza; a chi dice che non è mai cambiato
niente e non cambierà mai niente; a chi cerca di infangare, di
delegittimare i magistrati, gli scrittori, i giornalisti che
quotidianamente lottano per la giustizia, per la libertà di parola, di
stampa, di pensiero; a chi ha il coraggio di dire: “Anche in caso di
condanna non mi dimetterò”. Parole che vogliono sfidare la dignità del
popolo italiano.
Ribelliamoci! Continuiamo a credere nei nostri ideali, continuiamo ad
essere disposti a tutto per difendere essi ed i nostri diritti.

Donne! Vestite di speranza e di pace!
Voi tutti!  Difendetevi da chi vuole strapparvi la cosa più importante
per l’uomo: l’essere uomo.
Perché il coraggio di chi ha donato la vita porti la speranza; perché
il coraggio dei vivi possa rafforzarla.

 

 

 

Giovanni Paolo II

Arresto Tegano


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